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Pain Free Riding

Cosa fare, in breve [What to do, briefly]

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Argomenti collaterali:


"Fear of the Bit" di R. Cook - trad. italiana

Gnu e cavalli: la libera circolazione della conoscenza

Una lettera da J. Jackson: Ipotesi per una scala di "soundess"



Indice aggiornato da loc.py, 23.01.06

Quello che occorre fare, per superare miti ed equivoci di cui il rapporto fra uomo e cavallo domestico è stracolmo, è molto semplice. Occorre studiare, da buone fonti, che abbiano una base scientifica1.

Per quanto riguarda l'equitazione senza dolore dobbiamo documentarci e riflettere senza pregiudizi e riesaminando radicalmente tutto ciò che "sappiamo" su tre punti:

1. come rendere sani e forti gli zoccoli del nostro cavallo, in modo che il movimento di cui ha assoluto bisogno non sia né doloroso, né logorante per il suo sistema osteoarticolare.

2. come eliminare dal nostro "sistema di comunicazione" con il cavallo ogni occasione, consapevole o inconsapevole, di dolore.

3. come prevenire il dolore alla schiena, esaminando, fra l'altro, le alternative alle selle rigide tradizionali.


feet1. come rendere sani e forti gli zoccoli del nostro cavallo, in modo che il movimento di cui ha assoluto bisogno non sia né doloroso, né logorante per il suo sistema osteoarticolare.

"No foot, no horse". Verissimo. Il cavallo vive per muoversi, e si muove per vivere. La salute dello zoccolo determina quella dell'intero cavallo. Ma è vero anche il contrario: la salute del cavallo si ripercuote su quella dello zoccolo. Per "rompere" in circolo vizioso occorre agire su due punti: sulla salute dell'animale (riflettendo innanzitutto criticamente sulla dieta e sulla gestione in generale) e sulla salute dello zoccolo (riflettendo innanzitutto criticamente sul problema della ferratura).

L'analisi critica di questi aspetti della gestione del cavallo con un approccio scientifico è molto recente. Le migliori risorse al proposito sono quelle collegate al movimento "Barefoot horse", sorto spontaneamente, soprattutto per l'entusiasmo dei proprietari,  dopo l'eccellente libro di Jaime Jackson "The Natural Horse".

Se il vostro inglese è appena decente, vi raccomandiamo di studiare HOG ("Horse Owner's Guide" ) di Jaime Jackson (il suo sito ufficiale: www.primechoice.com/jaime-jackson/), che trovate in vendita su: home.alltel.net/star/. E subito dopo di prendere in considerazione anche gli altri libri di Jackson.

Nel frattempo potete cominciare a "dare un'occhiata" sul Web:

Siti italiani:

www.barefoothorseitalia.com: Il sito ufficiale della BHI (Barefoot Horse Italia). Contiene tutto ciò che serve per capire a fondo le motivazioni del mondo del Barefoot Horse e per entrare a far parte del movimento.
www.proequo.com: Il sito di Carlo Faillace, un forte invito ad amare i cavalli e a lottare contro ogni forma di abuso nei loro confronti. Una miniera di approfondimenti culturali ed etici.

Siti in lingua inglese:
www.barefoothorse.com: Il sito di Marjorie Smith. Entusiasta ed entusiasmante divulgatrice, la sua esperienza e la sua sensibilità vi faranno riflettere. Contiene numerosi link altamente selezionati - da esplorare uno a uno.
www.hoofrehab.com: Il sito di Pete Ramey. Leggetelo (soprattutto nella sezione "Articoli") dopo che avrete cominciato a capire l'importanza del movimento Barefoot Horse, per avere un'idea di quali sono gli attuali, eccellenti risultati della riabilitazione dei cavalli "irrecuperabili".
www.ironfree.com: Il sito di Paige Poss e delle sue amiche. Magnifiche immagini vi guideranno, passo passo, nella tecnica del pareggio "wild  horse".

Se non conoscete l'inglese, le traduzioni italiane integrali dei siti sopra elencati sono su:
it.geocities.com/alex_brollo


http://w.webring.com/hub?ring=barefoothorses : "catena" di siti selezionati, collegati fra di loro da un link contenuto in ognuno dei siti, sul Barefoot Horse.


mouth2. come eliminare dal nostro "sistema di comunicazione" con il cavallo ogni occasione, consapevole o inconsapevole, di dolore

L'idea che ogni animale comunichi con gli altri individui della stessa specie e lo studio scientifico dei vari "linguaggi"animali è abbastanza recente, e ancora più recente la scoperta che l'uomo può effettivamente comunicare con gli animali, utilizzando il loro stesso linguaggio. Chi non conosce i magnifici libri divulgativi di Konrad Lorentz sull'argomento, farebbe bene a leggere almeno "L'Anello di Re Salomone".
La scoperta di poter utilizzare praticamente il linguaggio del cavallo nel corso dell'addestramento è merito di Monty Roberts, inventore della cosiddetta "doma dolce", che ha rivoluzionato tecniche tradizionali basate soprattutto sulla sottomissione - ottenuta con il dolore e con l'umiliazione del cavallo.
Le imboccature - ogni tipo di morso e vari tipi senza morso - basano la "comunicazione" con il cavallo sul dolore, o sulla minaccia concreta e imminente del dolore: un evidente retaggio del periodo "pre-doma dolce".  Il morso, inoltre, interferisce -per il  fatto di essere un "corpo estraneo" nella bocca del cavallo - con la funzione respiratoria. A questi strumenti "preistorici" esistono oggi numerose alternative, alcune delle quali immediatamente adottabili, senza specifico addestramento né del cavallo, né del cavaliere.
Per approfondire i motivi che dovrebbero convincerci a rinunciare immediatamente al dolore, come mezzo di comunicazione, ed in particolare a ogni forma di imboccatura, leggete  attentamente gli studi del dott. Robert Cook su www.bitlessbridle.com.

Se non conoscete l'inglese, le traduzioni italiane di alcuni articoli del dott. R. Cook sono disponibili su questo sito (sezione "Fear of the bit")
 


back3. come prevenire il dolore alla schiena, esaminando, fra l'altro, le alternative alle selle rigide tradizionali.

L'evoluzione ha "previsto" che il cavallo possa portare, durante alcune fasi della sua vita, un peso aggiuntivo; basta pensare al fisiologico ingrassamento nei periodi di massima disponibilità di cibo, o ancora più appropriatamente all'aumento di peso della cavalla gravida (a termine, uguale o superiore a quello di un uomo adulto). Tuttavia, solo un "caso fortuito" evolutivo ha fatto in modo che sia possibile, per il cavallo, sopportare tale sovrappeso sostenendolo sulla sua schiena.
E' una prestazione abbastanza vicina ai limiti delle possibilità fisiologiche del cavallo; al cavaliere che non vuole oltrepassare tali limiti, causando dolore sia acuto, che cronico, spetta il compito di:
  • non sovraccaricare il cavallo
  • non costringerlo in una postura innaturale (soprattutto: se non siete dei cavalieri MOLTO abili, non cercate neanche di riunire il cavallo. Una falsa riunione - ottenuta "tirando" le redini - è molto, molto più dannosa che nessuna riunione, oltre che a essere orribile da vedere)
  • assicurarsi che la sella si adatti perfettamente al cavallo.
I primi due punti riguardano aspetti tradizionali, e ancora validi, dell'equitazione. Sul terzo ci sono novità. Tenuto conto che l'adattamento perfetto di una sella rigida su una superficie morbida, in continuo movimento, e soggetta a notevoli modifiche sia da cavallo a cavallo, che nello stesso cavallo nel corso del tempo, è un problema "difficile", si sono sperimentate con successo selle morbide ("treeless"), che si adattano perfettamente al corpo del cavallo.
Chi è interessato, è invitato a esplorare il web con una ricerca basata su "treeless saddle".
Un modello molto diffuso, poco costoso, che possediamo e che è molto comodo sia per noi che per i nostri cavalli è la Barefoot Cheyenne.

Questo è tutto; se l'argomento vi interessa, cominciate a navigare nei link proposti (in ognuno ne troverete poi moltissimi altri).
Luisa e Alex









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Se poi volete leggere ancora qualcosa... aggiungeremo nel tempo qualche altro suggerimento, raccoglieremo documenti  e racconteremo qualche nostra esperienza; troverete le novità nella sezione "Argomenti collaterali" dell'indice a sinistra.
Per qualsiasi commento o suggerimento, vi preghiamo di contattarci a: rem_tabi@yahoo.it


1  Noi due - rispettivamente, medico patologo e laureata in scienze naturali - abbiamo dovuto imparare, prima ancora di affrontare il contenuto delle varie materie che ci sono state insegnate, a riflettere sul problema del metodo con cui tali materie sono state pian piano costruite - il metodo scientifico. Il metodo scientifico non ha nulla di magico o di astruso ed è tutt'altro che infallibile. E' soltanto il miglior metodo che sia stato ideato dall'uomo per conoscere le cose concrete che lo circondano - di gran lunga superiore ad ogni altro.

Alcuni invece ritengono che un metodo migliore sia all'apprendimento dell'opinione  di qualcuno dotato di riconosciuta autorevolezza - "ipse dix it" - o sia soprattutto l'esperienza. In entrambi i casi, un ripensamento critico radicale è difficile, e genera irritazione e risentimento; nel primo caso, il dubbio pare offensivo per il "Maestro"; nel secondo, pare offensivo per "la realtà dei fatti" e per il "detentore dell'esperienza".

Al contrario, il metodo scientifico difende solo sè stesso; non difende affatto alcuna delle affermazioni e delle scoperte che sono state fatte applicandolo, né tiene minimamente in conto l'autorevolezza del ricercatore. Parte dai fatti concreti, misurati e descritti nei particolari, e specificando i metodi di osservazione. Richiede che ognuno degli anelli, su cui si basa la conoscenza scienficica, sia stato costruito con metodo scientifico; in caso contrario, la catena è spezzata e i risultati sono inficiati. Incoraggia apertamente la revisione continua, quanto più radicale possibile, di ognuna delle "conoscenze", ed anzi fonda su questa revisione continua del progresso delle conoscenze stesse.

Nell'equitazione - pratica nobile ed antichissima, in cui la tradizione ha giocato un ruolo molto importante - c'è pochissima attitudine a "pensare scientificamente", e sono nettamente predominanti gli atteggiamenti di "credere al maestro" o di "basarsi sull'esperienza". La conseguenza è che lo studio scientifico sull'argomento è appena iniziato - ed i primi risultati sono sconfortanti: moltissime delle opinioni e delle affermazioni correnti sono semplicemente infondate. [back]




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